| Aberrazione cromosomica |
Anomalia di numero o di struttura dei
cromosomi |
| Acidi
nucleici |
Il DNA è uno dei due più importanti acidi
nucleici presenti nelle nostre cellule, ed entrambi sono
essenziali per l’espressione dei geni. Entrambi gli
acidi nucleici sono composti delle stesse unità
strutturali, i nucleotidi, basati su tre componenti:
> un gruppo fosfato (1 molecola di acido
fosforico)
> 1 molecola di zucchero con 5 atomi di carbonio (desossiribosio
nel DNA, ribosio nell’RNA)
> una base azotata composta da 2 purine: adenina (A)
e guanina (G); e da 2 pirimidine: timina (T) e citosina
(C)
Il DNA è presente praticamente in tutti gli organismi viventi, e persino in alcuni virus. Nelle cellule umane il DNA è contenuto soprattutto nel nucleo, come i cromosomi, anche se piccole quantità di DNA sono presenti anche nel mitocondrio, la "centrale energetica" della cellula.
All’interno del nucleo il DNA si presenta
per ogni cromosoma come una molecola lunga e lineare, e
solo i batteri hanno un unico cromosoma circolare
costituito di DNA. I nucleotidi si legano tra di loro
attraverso forti legami chiamati legami
fosfodiesterasi, formando così un lungo
polinucleotide, cioè una catena di nucleotidi. Ogni
molecola di DNA è costituita da due di queste catene,
tenute insieme da legami idrogeno ma aventi direzioni
opposte. L’accoppiamento delle due catene non è
casuale ma segue una regola strettissima, nota come accoppiamento
complementare, per la quale la base di una catena
può accoppiarsi solo a una specifica base di un’altra
catena: la base adenina può accoppiarsi solo alla base
timina, e viceversa, e allo stesso modo la base guanina
può accoppiarsi solo con la citosina, e viceversa. In
termini più corretti, T si accoppia sempre con A, A si
accoppia sempre con T; G si accoppia sempre con C, e C
si accoppia sempre con G.
Le due catene legate insieme assomigliano a
una scala, in cui gli zuccheri e i fosfati formano la
struttura laterale, che è molto resistente, e le coppie
di basi formano invece i gradini. Le basi si separano
abbastanza facilmente consentendo alle due catene di
disgiungersi, un elemento importante per la lettura
delle istruzioni contenute nel DNA. La larghezza della
doppia elica è di appena 2 nanometri, un
cinquecentomillesimo di millimetro. Il genoma umano,
cioè la totalità del DNA contenuto nei 46 cromosomi di
una cellula, conterebbe circa 6.000.000.000 di coppie di
basi, e la sua quantità varia enormemente tra organismi
diversi ma è costante all’interno di una specie.
Insomma, il DNA è il materiale che
codifica le molte caratteristiche fisiche di ogni
organismo vivente. Se parliamo di acidi nucleici in
generale, il numero delle basi cresce. Un nucleotide
contiene 5 basi diverse: adenina, citosina, guanina,
timina e uracil. Quest’ultimo è presente solo nell’RNA,
mentre la timina è presente solo nel DNA. Ogni base è
identificata dalla prima lettera del suo nome:
|
DNA |
RNA |
|
Adenina (A) |
Adenina (A) |
|
Citosina (C) |
Citosina (C) |
|
Guanina (G) |
Guanina (G) |
|
Timina (T) |
Uracil (U) |
Come abbiamo visto, i nucleotidi si legano
tra di loro in catene e formano le catene di
polinucleotidi, nelle quali sono presenti segmenti
aperti: il segmento aperto dei fosfati è chiamato 5’,
quello degli zuccheri, 3’.
Un segmento di DNA è composto da due
catene di polinucleotidi legate insieme dalle basi
azotate, come mostra l’immagine sopra. Quando gli
scienziati cercarono di capire la struttura dei segmenti
di DNA incontrarono una difficoltà: sapevamo che le
basi di DNA erano timina, guanina, citosina e adenina,
ma non sapevano come collegare le catene tra di loro.
Adenina e guanina, le purine, hanno la stessa struttura,
mentre citosina e timina, le pirimidine, hanno una
struttura più piccola di quella delle purine. Gli
scienziati pensarono che ci fossero ben dieci modi
diversi in cui le basi si potevano accoppiare per
formare i segmenti di DNA:
A-C
|
C-G |
|
A-T |
C-C |
|
A-G |
G-T |
|
A-A |
G-G |
|
C-T |
T-T |
ma il
modello presentava dei problemi, perché i lati dei
segmenti avrebbero dovuto essere curvi per alloggiare le
purine, più grandi, che dovevano accoppiarsi tra di
loro, e le pirimidine, più piccole. Riesaminando il
modello iniziale, gli scienziati ridussero le coppie di
basi a quattro: A-C; A-T; G-C; G-T: se una purina si
accoppia con una pirimidina, la struttura è equilibrata
- tuttavia la risposta corretta era "due
coppie", come scoprì Erwin Chargaff, l’inventore
della regola che da lui prende il nome: A=T, G=C. Alla
regola di Chargaff si ispirarono Watson e Crick che
scoprirono che la timina si accoppia con l’adenina, e
la guanina con la citosina, e che il legame idrogeno si
otteneva solo quando le basi erano accoppiate in questo
modo. |
| Acrosoma |
Estremo
superiore della testa dello spermatozoo. Libera enzimi
per dissolvere le membrane dell'ovocita e favorire la
fecondazione |
| Adrenalina |
Ormone
e neurotrasmettitore prodotto dalle ghiandole surrenali
che provoca un aumento generale del metabolismo e
vasocostrizione |
| Agenesia |
Mancato
sviluppo di un organo |
| Agglutinazione |
Aggregazione
degli spermatozoi tra di loro, indotta dagli anticorpi |
| Analisi
molecolare |
Indagine
per individuare mutazioni genetiche responsabili di
malattie ereditarie |
| Analisi
ormonali |
Analisi
del sangue che evidenziano eventuali anomalie nella
produzione degli ormoni |
| Androgeni |
Ormoni
sessuali prodotti dai testicoli, sono responsabili delle
caratteristiche sessuali maschili |
| Aneuploidia |
Condizione
in cui il numero di cromosomi presenti nel nucleo della
cellula è diverso da quello normale (46) |
| Anomalia
(difetto) congenita |
Anomalia
strutturale, funzionale o metabolica presente alla
nascita, provoca una disabilità fisica o mentale o la
morte |
| Antibiogramma |
Esame
che permette di valutare se un batterio è
sensibile a un determinato antibiotico |
| Anticorpi
antisperma |
Anticorpi
che attaccandosi a diverse parti degli spermatozoi
interferiscono con la fertilità |
| Anticorpo
(immunoglobulina) |
Proteina
prodotta dall'organismo come reazione difensiva
all'introduzione di antigeni (batteri, tossine, ecc. |
| Antiestrogeni |
Sostanze
che bloccano l'attività degli ormoni estrogen |
| Aploide |
Cellula
che contiene solo la metà del numero di cromosomi
caratteristico della specie |
| Arteria |
Dotto
sanguigno che trasporta il sangue ossigenato dal
ventricolo destro del cuore a organi e tessuti |
| Arterie
cavernose |
Arterie
principali dei corpi cavernosi del pene |
| Asternospermia |
Presenza
nel liquido seminale di spermatozoi poco mobili |
| Ateroma |
Ispessimento
patologico della parete arteriosa causato dall'eccesso
di grassi, dal fumo e da altri fattori di rischio
cardiovascolare |
| Atrofico |
Volume
fisiologicamente o patologicamente ridotto di un tessuto
o di un organo |
| Autoimmunità |
Condizione
in cui l'organismo produzione anticorpi che reagiscono
contro molecole o costituenti dei tessuti propri
dell'organismo stesso |
| Azoospermia |
Assenza
di spermatozoi nell'eiaculato |
| Batterio |
Organismo
procariote unicellulare privo di un nucleo distinto. I
principali gruppi distintivi sono definiti dalla
colorazione di Gram |
| Calcificazioni |
Depositi
di sali di calcio |
| Calcioantagonisti |
Farmaci
utilizzati per ridurre la pressione arteriosa e curare
alcune patologie dell'apparato cardiocircolatorio |
| Canale
uretrale |
Canale
connesso alla vescica per l'emissione dell'urina |
| Caratteri
sessuali secondari |
Sono
quelli che si manifestano alla pubertà: apparato
pilifero, timbro di voce, ecc. |
| Carica
virale |
Quantità
di un dato virus presente nel sangue |
| Cariotipo |
Ordinamento
e studio dei cromosomi |
| Cariotipo
anomalo |
Anomalia
del patrimonio genetico di un individuo |
| Cellula |
La cellula è una sostanza vivente
organizzata composta da un nucleo circondato da un
liquido, ed è delimitata da una membrana. La cellula è
l’unità strutturale e funzionale che sta alla base di
tutti gli esseri viventi. Presente in tutti i tessuti
del corpo umano in miliardi di esemplari, la cellula
consente la vita, il movimento, la nutrizione, la
crescita e la riproduzione. Le cellule degli organismi
si legano e formano strutture organizzate: tessuti,
organi, sistemi, e infine l’intero organismo. Le
cellule si riproducono dividendosi in due cellule
identiche (mitosi). Alcune cellule del corpo umano
muoiono e si rinnovano rapidamente, mentre altre hanno
la nostra stessa età: per esempio, le cellule della
pelle vivono circa un mese, quelle ossee circa 30 anni,
e le cellule nervose per tutta la nostra vita, perché
non si riproducono.
Il DNA si trova nelle cellule, l’unità
vivente più piccola del nostro corpo e insieme il più
piccolo singolo organismo vivente. Le cellule contengono
le informazioni che determinano la loro stessa funzione:
questa informazione è presente sotto forma di DNA, l’acido
desossiribonucleico, contenuto nei cromosomi posti all’interno
del nucleo delle cellule. Si distinguono due tipi di
cellule: sono eucariote le cellule che hanno un
nucleo (sono queste le cellule degli animali e delle
piante…), mentre le cellule procariote come i
batteri ne sono prive e possiedono solo un’area
nucleare. La parte più importante della cellula è
rappresentata dal nucleo, rivestito di una membrana che
serve a non far fuoriuscire il materiale che vi è
contenuto; tuttavia la membrana è dotata di pori, che
consentono ad alcune sostanze come l’RNA (acido
ribonucleico) di entrare nel citoplasma. All’interno
del nucleo (nelle cellule eucariote) o dell’area
nucleare (nelle cellule procariote) si trovano i
cromosomi. I cromosomi sono lunghi segmenti di DNA che
contengono alcuni geni. I geni non sono altro che
porzioni del segmento del DNA, e contengono le
informazioni genetiche della cellula. Nelle cellule
eucariote sono presenti cromosomi multipli, e ciascuno
di essi è parte di una coppia. Entrambi i cromosomi di
una coppia contengono i geni di uno stesso carattere;
tuttavia, una cellula procariota ha un solo lungo
cromosoma circolare che li contiene tutti. Le cellule
del corpo umano sono eucariote e contengono 23 coppie di
cromosomi, mentre altri organismi hanno più o meno
coppie di cromosomi (per esempio i pomodori ne
contengono 12, i topi 20, i cani 39…).
Le cellule sono in grado di mantenersi funzionali grazie
a una serie di "piccole macchine" chiamate
organuli, e possono specializzarsi nell'eseguire
nell'organismo una particolare funzione, solitamente in
un tessuto più ampio costituito da molte cellule che
lavorano insieme; è il caso per esempio delle cellule
nervose, che operano come parte del sistema nervoso
trasmettendo i messaggi al sistema nervoso attraverso il
cervello, o come accade per le cellule della pelle, che
proteggono l'organismo dall'acqua e dagli agenti
patogeni presenti nell'aria. All'interno dei tessuti le
cellule combinano i loro sforzi per una causa comune, e
sarà proprio il compito della cellula specializzata a
determinarne la specializzazione, dato che cellule
diverse sono adatte a scopi diversi, come in questi
esempi: le cellule dei muscoli sono lunghe e flessibili,
e la loro natura elastica permette di eseguire movimenti
fluidi; alcune cellule dei globuli bianchi contengono
potenti enzimi digestivi capaci di eliminare gli agenti
patogeni scomponendoli, e le cellule del fondo
dell'occhio sono sensibili allo stimolo della luce e
perciò sono in grado di interpretare le differenze
dell'intensità luminosa che sarà poi a sua volta
interpretata dal sistema nervoso e dal cervello. La
maggior parte delle cellule specializzate contiene
organuli, anche se dopo la specializzazione possono
anche non possedere certe caratteristiche speciali che
non sono strettamente necessarie, o in altri termini, la
chiave di volta dell'intero sistema è l'efficienza:
nessuna risorsa deve essere sprecata e tutte le risorse
disponibili devono essere sfruttate al meglio. La
struttura, il tipo e le funzioni di una cellula sono
determinati dai cromosomi contenuti nel suo nucleo.
Nel gruppo disorganizzato dei 46 cromosomi contenuti nel
nucleo della cellula si trovano 23 coppie di cromosomi
che possono essere allineati tra pari per formare un
cariotipo (lo studio del patrimonio cromosomico di un
individuo): l’allineamento avviene in funzione della
dimensione, della forma e del centromero, cioè del
punto centrale nel quale una coppia di cromosomi si
forma. Infine, i geni sono le porzioni del segmento del
DNA che contengono le istruzioni per la sintesi
(produzione) delle proteine, necessarie al compimento
delle funzioni cellulari. Le proteine compongono la
struttura della pelle e dei capelli, agiscono come
enzimi per la metabolizzazione degli alimenti, e infine
regolano i diversi processi cellulari. Riassumendo,
tutte le cellule del corpo contengono gli stessi geni e
lo stesso DNA, cioè ciascuna cellula contiene tutte le
informazioni genetiche di tutto il resto dell’organismo,
per esempio: le cellule della pelle contengono le
istruzioni per la pelle e per i muscoli, tuttavia la
pelle utilizza le prime e trascura le seconde. |
| Cervice |
Porzione
inferiore dell'utero che protrude in vagina attraverso
la quale gli spermatozoi passano per raggiungere l'utero |
| Circoncisione |
Intevento
chirurgico per l'asportazione parziale o totale del
prepuzio |
| Cofattore |
Sinonimo
di concausa, significa "causa contomitante" |
| Compliance |
Sinonimo
di "capacità erettile", corrisponde al volume
dell'erezione espresso in millilitri |
| Corpi
cavernosi |
Masse
di tessuto erettile situate sui lati e sul dorso del
pene |
| Corpi
spugnosi |
Parte
del pene che circonda l'uretra. La sua estremità
distale forma il glande |
| Corteccia
cerebrale |
Strato
esterno di materia grigia che ricopre la superficie
degli emisferi cerebrali |
| Corticosteroidei |
Classe
di farmaci, a base di ormoni, con effetti
antinfiammatori |
| Cremastere
(muscolo) |
Sottile
lamina muscolare che avvolge il funicolo e il testicolo |
| Criptorchidismo |
Mancata
discesa del testicolo nella sacca scrotale |
| Cromatina |
Componente
base dei cromosomi formato da proteine e DNA. La
cromatina e’ un piccolo ammasso nucleare di granuli e
filamenti. Al momento delle divisioni cellulari mitosi
e meiosi,
questa sostanza assume il ruolo importantissimo di
originare organuli a forma di bastoncini, i cromosomi,
che hanno il compito di trasmettere i caratteri
ereditari. La cromatina è formata da DNA e dalle
proteine a esso associate. All'inizio del processo di mitosi,
che porta alla duplicazione del patrimonio genetico e
alla sua ripartizione in due cellule-figlie, la
cromatina si condensa e si organizza in modo da formare
i cromosomi, visibili nel nucleo
come strutture a bastoncello di lunghezza variabile. Il
nucleolo visibile nella cromatina è formato da RNA e ha
un ruolo di assemblaggio dei ribosomi, organuli presenti
nel citoplasma
e sulla membrana del reticolo
endoplasmatico
rugoso,
a livello dei quali avviene la sintesi delle proteine. I
ribosomi appena sintetizzati migrano nel citoplasma. |
| Cromosoma |
Il
nucleo di praticamente tutte le cellule del corpo umano
contiene 46 cromosomi, organizzati in coppie di 23.
Distribuiti nei cromosomi si trovano circa 21.000 geni
che contengono le istruzioni per la
"fabbricazione" dell’organismo: dai globuli
bianchi alle cellule del cervello, dalla pelle al fegato
alle cellule del cuore, tutte le cellule contengono gli
stessi cromosomi con lo stesso corredo di geni, con
poche eccezioni: le cellule dei globuli rossi perdono il
nucleo e perciò non contengono alcun cromosoma,
tuttavia anch’esse inizialmente ne contenevano 46. I
cromosomi sono organizzati in coppie, che ciascuno di
noi riceve dal proprio padre e dalla propria madre.
Tuttavia, le cellule dell’ovulo prodotto dalla madre
si dividono secondo un particolare processo, detto meiosi,
alla fine del quale contengono un solo set di cromosomi,
per un totale di 23. La stessa cosa avviene alle cellule
paterne contenute negli spermatozoi. L’ovulo
fertilizzato (zigote) dallo spermatozoo, che ha quindi
ereditato 23 cromosomi dalla madre e 23 dal padre, ne
contiene ora di nuovo 46, ed è pronto a dividersi
miliardi di volte per produrre più cellule identiche
tutte contenenti gli stessi 46 cromosomi, in un processo
chiamato mitosi. Prima di ciascuna divisione la
cellula produce una copia identica di ciascun cromosoma
per assicurare che ogni nuova cellula contenga lo stesso
corredo di cromosomi, e perciò le stesse informazioni
genetiche. Riassumendo, la meiosi è il processo per
mezzo del quale si originano le cellule sessuali, i
gameti femminili (ovuli) e quelli maschili (spermatozoi)
che devono contenere la metà dei cromosomi affinchè
dalla loro unione si possa ripristinare in ogni cellula
il patrimonio cromosomico tipico della specie. Alcuni
animali come le lumache sono in grado di produrre sia
gli ovuli, sia lo sperma, e perciò quando si accoppiano
tra di loro non fanno altro che scambiarsi lo sperma che
feconderà gli ovuli che ciascuna lumaca possiede.
Questa particolare capacità è chiamata ermafroditismo. |
| Cromosoma
X |
Cromosoma
sessuale femminile presente in doppia copia nella
femmina e in singola copia nel maschio |
| Cromosoma
Y |
Cromosoma
sessuale maschile |
| Cromosomi
omologhi |
Coppie
di cromosomi dello stesso tipo che derivano uno dal
padre e uno dalla madre e hanno gli stessi geni |
| Cromosomi
sessuali |
Determinano
il sesso di un individuo. La femmina possiede due
cromosomi X (XX) e il maschio possiede un cromosoma X e
un cromosoma Y (XY) |
| Deficit
del meccanismo veno-occlusivo |
Alterazione
vascolare. Consiste in una incompleta chiusura delle
vene del pene in erezione, rende difficile o impossibile
un'erezione rigida |
| Delezione |
Mancanza
di una parte di cromosoma o di un gene |
| Depressione |
Malattia
caratterizzata da un senso di pessimistica inadeguatezza
e avversione allo svolgimento di attività |
| Detumescenza |
Insieme
degli eventi fisiologici successivi all'eiaculazione che
conducono il pene alla flaccidità |
| Diabete |
Malattia
metabolica del pancreas caratterizzata
dall'insufficiente produzione dell'ormone insulina |
| Diploide |
Cellula
che contiene il numero di cromosomi caratteristico della
specie. Negli umani il numero diploide è 46 |
| Diploidia |
Presenza
di due corredi di cromosomi omologhi |
| Disfunzione
erettile |
Impossibilità
temporanea o permanente di mantenere un'erezione
adeguata per il rapporto sessuale penetrativo |
| Disgenesia |
Ridotta
quantità spermatica causata da fattori genetici o
ambientali o da una combinazione di entrambi |
| Dislipidemia |
Malattia
metabolica caratterizzata dallo squilibrio dei lipidi
(colesterolo e trigliceridi) nel sangue |
| DNA |
Il DNA, o
acido desossiribonucleico, è presente nelle cellule
in una struttura a doppia elica in cui le spirali sono
intrecciate tra di loro continuamente senza mai
allontanarsi o avvicinarsi l’una all’altra. L’unità
del DNA è rappresentata dal nucleotide, che è
costituito da una base, uno zucchero e un atomo di
fosforo. In una sequenza di DNA sono contenuti solo
quattro nucleotidi diversi, l’adenina, la citosina, la
guanina e la timina, che normalmente si rappresentano
con la loro iniziale A, C, G e T. Il nostro patrimonio
genetico ne contiene circa 6 miliardi, in tutte le
combinazioni possibili – e sono proprio queste a
renderci unici, cioè diversi l’uno dall’altro.
Nella struttura a doppia elica del DNA i nucleotidi sono
presenti in coppie appaiate frontalmente, e il loro
accoppiamento segue sempre queste regole:
-
ci sono solo quattro tipi possibili di nucleotide: A, C, G e T
-
A e T possono accoppiarsi solo tra di loro
G e C possono accoppiarsi solo tra di loro
-
T e C non possono accoppiarsi tra di loro
-
A e G non possono accoppiarsi tra di loro
La sequenza
continua dei nucleotidi e il modo in cui la sequenza ha
luogo determinano le caratteristiche strutturali,
fisiche e anatomiche di un organismo. Il DNA codifica la
vita, ma in che modo? Il DNA dice al corpo quali
proteine produrre, ma come fa a codificarle, e di cosa
sono fatte le proteine? Le proteine sono composte di
aminoacidi, legati insieme in catene durante un processo
noto come trascrizione. Per stabilire quali
aminoacidi devono essere legati, alcuni enzimi devono
essere capaci di "leggere" i segmenti di DNA,
costruire i segmenti di RNA (acido ribonucleico)
complementari a quelli del DNA, e infine mettere insieme
la catena di aminoacidi. |
| Ecocolordoppler |
Ecografia che
consente di visulizzare i vasi sanguigni di un dato
organo e di studiare il flusso di sangue al loro interno |
| Ecodoppler |
Indagine
ecografica in cui si evidenziano le entità dei flussi
venosi e arteriosi |
| Ecografia |
Metodo
diagnostico che sfruttando il principio della
riflessione degli ultrasuoni permette di studiare forma,
struttura e dimensioni di un organo |
| Edema |
Accumulo di
liquidi negli spazi intercellulari dei tessuti
(tumefazione) |
| Eiaculazione |
Espulsione del
liquido seminale dal tratto riproduttivo maschile |
| Embrione |
Insieme di
cellule in via di sviluppo, derivanti dallo zigote, che
si forma poche ore dopo la fine del processo di
fecondazione |
| Endocrino |
Si dice di una
ghiandola la cui produzione (per esempio gli ormoni) si
riversa nel sangue. É sinonimo di "ormonale" |
| Endotelio |
Tessuto che
riveste la parete interna dei vasi sanguigni e gli spazi
sinusoidali dei corpi cavernosi del pene |
| Epididimite |
Infiammazione
dell'epididimo |
| Epididimo |
Struttura ache
riveste parzialmente il testicolo. Ha la funzione di
migliorare la qualità e la velocità degli spermatozoi |
| Ereditarietà |
Trasmissione
dei caratteri genetici dai genitori ai figli |
| Erezione |
Fenomeno
fisiologico su base psicologica, neurologica, ormonale e
vascolare che induce l'aumento della rigidità e della
dimensione del pene |
| Fattore
di rischio |
Qualunque
fattore aumenti la probabilità o la possibilità che
una persona sviluppi una determinata patologia |
| Fecondazione |
Concepimento
derivante da fenomeni che vanno dal contatto
ovulo-spermatozoo alla fusione dei
patrimoni genetici maschile e femminile |
| Fecondazione
(riproduzione) assistita |
Quando la
fecondazione non avviene naturalmente ma è aiutata da
un intervento esterno |
| Fertilità |
Capacità di
riprodursi |
| Fibrosi |
Ispessimento e
lesione del tessuto connettivale, generalmente dovuto a
infezione o lesione |
| Fibrosi
cistica |
Malattia
genetica in cui vi è un difetto a carico della
secrezione delle ghiandole: la conseguenza è
un'aumentata densità delle secrezioni |
| Fibrotico |
Si dice di
tessuto ispessito a seguito di processi reattivi o
riparativi |
| Fimosi |
Patologia
caratterizzata dalla difficoltà di scorrimento completo
e autonomo della pelle del prepuzio fino a scoprire il
glande |
| Frenulo |
Sottile lembo
di tessuto che collega il prepuzio e il glande |
| Frenulo
breve |
Malformazione
congenita caratterizzata dall'eccessiva brevità del
frenulo |
| Funicolo,
funicolare |
Fascio di vasi
sanguigni e nervi deputati alla nutrizione e funzione
del testicolo, compresa la struttura per l'emissione
degli spermatozoi |
| Gene |
Tratto definito
di DNA che porta l'informazione per la produzione di un
determinato carattere. Rappresenta l'unità di
ereditarietà |
| Genetica |
La genetica è
la scienza dell’ereditarietà che si occupa delle
similarità e delle differenze tra gli esseri viventi.
La genetica studia le cellule, gli individui e la loro
discendenza, e le popolazioni nelle quali gli individui
pur condividendo molti caratteri presentano aspetti
diversi rispetto ad altre popolazioni della stessa
specie. Ciò che ci fa assomigliare più o meno
vagamente ai nostri genitori e al resto dei nostri
parenti sono le caratteristiche che abbiamo ereditato da
loro, e che hanno quindi la capacità di trasmettersi da
una generazione all’altra. Le unità dell’ereditarietà
si chiamano geni, e sono contenute in tutte le
cellule dell’organismo. Insomma, la genetica è
insieme la scienza delle differenze (tra un uomo, un
ippopotamo, una betulla, un batterio…), e la scienza
delle similarità (tra un uomo e il resto della sua
famiglia compresi i suoi avi, tra un uomo e gli altri
esseri umani, e infine tra un essere umano e le altre
specie viventi) |
| Genetica
medica |
Gli elementi fondanti della genetica umana,
ossia dello studio dell’ereditarietà, sono tre:
-
la genetica clinica (counselling
genetico, follow-up dei pazienti…)
-
la citogenetica (ossia lo studio della
struttura costituzionale e acquisita
dei cromosomi)
-
la genetica molecolare (counselling
genetico, follow-up dei pazienti, fattori
predisponenti alle malattie…)La genetica medica, i
cui primi sviluppi risalgono a quasi mezzo secolo
fa, si occupava agli inizi della trasmissione e dell’origine
delle patologie neonatali. L’identificazione delle
anomalie responsabili delle malattie ereditarie
monogeniche si è sviluppata in seguito.
-
In tempi recenti, grazie alla genetica
inversa - un approccio molecolare che consente
di identificare i geni basandosi sulla loro
localizzazione nel genoma, senza conoscerne il ruolo
– è diventato possibile identificare i geni che
intervengono nell’insorgenza di molte malattie.
Notevoli risultati sono stati ottenuti in un vasto
campo di patologie che appartengono alla maggior
parte delle discipline cliniche.
Al pari di altre specialità quali l’immunologia
o l’oncologia, la genetica medica deve essere
concepita come una disciplina trasversale, organizzata
per fornire un apporto specifico a un grande numero di
specialità cliniche. Grazie alla genetica medica è
possibile identificare le alterazioni genetiche
costituzionali suscettibili di determinare o di favorire
una malattia. |
| Genoma |
Il progetto di
fabbricazione del nostro corpo, cioè il nostro
patrimonio genetico o genoma, è contenuto in ciascuna
delle nostre cellule ed è costituito di DNA (acido
desossiribonucleico), la materia di formazione dei
cromosomi. Ogni cromosoma è presente nelle cellule in
due esemplari, di cui uno proviene dal padre e l’altro
dalla madre. Delle 23 coppie di cromosomi degli esseri
umani solo una non ha equivalenti: si tratta dei
cromosomi sessuali. Le donne possiedono due cromosomi
simili chiamati cromosomi X, gli uomini un solo
cromosoma X e un cromosoma più piccolo, l’Y |
| Glande |
Corpo vascolare
situato all'apice del pene |
| Glicemia |
Livello degli
zuccheri nel sangue, fissato a un grammo/litro |
| Gonadi |
Organi
dell'apparato riproduttivo, rappresentati nell'uomo dai
testicoli, che producono i gameti (spermatozoi) |
| Gonadotropine |
Ormoni
riproduttivi che agiscono sui testicoli, prodotti
dall'ipofisi: FSH (ormone follicolostimolante, LH
(ormone luteinizzante) |
| Iatrogeno |
Effetto
negativo causato dai farmaci o da una terapia medica |
| ICSI |
Iniezione
intracitoplasmatica del singolo spermatozoo nell'ovocita
con l'ausilio di speciali apparecchiature miniaturizzate |
| Identità
genetica |
Ciascuno di noi
è il risultato dell’interazione di due elementi
fondamentali: patrimonio genetico + ambiente. Al nostro
genoma dobbiamo il colore dei nostri occhi e dei nostri
capelli o la tendenza a ingrassare o ad ammalarci di
certe malattie, ma il nostro futuro non è già scritto
e molte altre variabili come l’aria che respiriamo, l’acqua
che beviamo, il cibo che mangiamo e le nostre abitudini
di vita, contribuiscono a fare di noi la persona che
siamo. I nostri cromosomi sono composti di una sostanza
chimica sorprendente, il DNA, capace di produrre copie
perfette di se stesso. Ciascuno di noi ha inizio da una
singola cellula che contiene 46 cromosomi, ma ogni volta
che le nostre cellule si dividono, producono una nuova
copia di DNA, perciò ogni cellula del corpo conterrà
esattamente lo stesso DNA, l’unico che contiene le
istruzioni per "fabbricare" individualmente
ciascuno di noi. Ciascun cromosoma non è altro che una
molecola gigante di DNA che contiene molti geni, perciò
ogni gene è solo una piccola parte di una molecola di
DNA. Il DNA contiene i codici (le istruzioni) che
consentono ai geni di produrre proteine, una diversa per
ogni gene. Alcune proteine costruiscono le cellule,
altre le fanno funzionare correttamente. Perciò, i geni
fabbricano le proteine, le proteine fabbricano le
cellule, e le cellule tutte insieme fabbricano il nostro
organismo |
| Idiopatico
(inspiegato) |
Il termine
definisce qualsiasi malattia con causa sconosciuta |
| Idrocele |
Raccolta
anomala di liquido (trasudato) nei testicoli |
| Immunità |
Mancanza di
suscettibilità all'infezione provocata da un
particolare patogeno o agli effetti nocivi delle sue
tossine |
| Impotenza |
Impossibilità
temporanea o permanente di mantenere un'erezione
adeguata per tutto il tempo del rapporto sessuale
penetrativo |
| Induratio
Penis Plastica |
Fibrosi
(indurimento) localizzata della guaina che riveste i
corpi cavernosi del pene (anche nota come malattia di de
la Peyronie) |
| Infertilità |
Condizione di
chi non è in grado di procreare |
| Infertilità
primaria |
Condizione di
una coppia che non ha mai ottenuto una gravidanza
neanche abortiva |
| Infertilità
secondaria |
Condizione di
una coppia che pur avendo ottenuto precedenti gravidanze
condotte o aborti non riesce a ottenere una nuova
gravidanza |
| Infezione |
Condizione
patologica causata dall'invasione dell'organismo da
parte di microrganismi patogeni |
| Infiammazione |
Meccanismo di
risposta protettiva dell'organismo contro l'azione di
agenti fisici, chimici o biologici nocivi |
| Inseminazione |
Introduzione
dello spermatozoo nelle vie genitali della donna.
Intracervicale con deposito nel canale cervicale,
intrauterina se ell'utero |
| Ionoforesi |
Introduzione
transcutanea di un farmaco nell'organismo utlizzando la
corrente galvanica prodotta da un apposito generatore |
| Ipercolesterolemia |
Alterazione del
metabolismo dei grassi caratterizzata dalla presenza di
un eccessivo livello di colesterolo nel sangue |
| Iperecogeno |
Caratteristica
di una immagine ecografica, che riflette maggiormente
gli ultrasuoni rispetto a un valore di riferimento |
| Iperprolattinemia |
Condizione
caratterizzata dall'innalzamento patologico dei valori
dell'ormone prolattina nel sangue |
| Ipertensione |
Condizione
cronica in cui la pressione del sangue rimane
patologicamente elevata (≥140/90 mm Hg) |
| Ipertiroidismo |
Malattia
derivante dall'eccessiva produzione di ormoni tiroidei
da parte della ghiandola tiroide |
| Ipoecogeno |
Caratteristica
di una immagine ecografica, che riflette in modo ridotto
gli ultrasuoni rispetto a un valore di riferimento |
| Ipofisi |
Ghiandola
endocrina situata alla base del cervello sulla radice
del naso, è responsabile della produzione degli ormoni
FSH ed LH |
| Ipogenesia |
Dimensione
congenita patologicamente ridotta di un organo |
| Ipogonadismo |
Condizione
caratterizzata dalla ridotta o compromessa produzione di
ormoni sessuali (testosterone) da parte dei testicoli |
| Ipospadia |
Malformazione
congenita caratterizzata dall'incompleto sviluppo
dell'uretra. Il meato urinario è situato in posizoni
anomale |
| Ipotalamo |
Ghiandola alla
base del cervello che controlla il rilascio degli ormoni
da parte dell'ipofisi |
| Ipotiroidismo |
Malattia
derivante dalla insufficiente produzione di ormoni
tiroidei da parte della ghiandola tiroide |
| IUI |
Inseminazione
intrauterina |
| IVF
(Fecondazione in vitro) |
Quando la
fusione di due gameti avviene al di fuori del corpo
femminile, in provetta |
| Leucocita |
Globulo bianco
del sangue |
| LH |
LH (ormone
luteinizzante). Sigla di una gonadotropina, ormone
prodotto dall'ipofisi |
| Limbo
(centri limbici cerebrali) |
Gruppo di
strutture cerebrali interconnesse coinvolte
nell'emozione, l'olfatto, il comportamento e altre
funzioni |
| Liquido
seminale (sperma) |
Liquido
potenzialmente fecondante emesso dal pene, composto da
spermatozoi e da secreti di epididimo, vescicole
seminali e prostata |
| Litotripsia |
Dispositivo
medico utlizzato per il trattamento non invasivo dei
calcoli renali e biliari |
| Malattia
di de la Peyronie |
Fibrosi
(indurimento) localizzata della guaina che riveste i
corpi cavernosi del pene (anche nota come Induratio
Penis Plastica) |
| Malattia
ereditaria |
Il termine
designa una malattia che può essere trasmessa alla
discendenza perché un gene è stato modificato, per
mutazione o delezione. Nella maggior parte dei casi,
sono in causa alcuni geni posti sui cromosomi, anche se
alcune malattie molto rare vengono trasmesse attraverso
il DNA a piccoli organuli contenuti nel citoplasma delle
cellule, i mitocondri. |
| Malattia
genetica |
Un grande
numero di malattie umane è completamente o in parte di
origine genetica, e l’influenza di questa componente
sulla malattia è variabile. Per molte malattie rare
come la mucoviscidosi o la distrofia muscolare di
Duchenne, è sufficiente l’alterazione (mutazione) di
un solo gene, che si manifesta in genere con la comparsa
di una serie di segni caratteristici, mentre per la
maggior parte delle malattie comuni come il diabete, l’ipertensione,
le malattie neuro-psichiatriche, e così via, l’effetto
delle variazioni dei geni è modulato dall’influenza
esercitata dal resto del genoma (patrimonio genetico) e
dall’ambiente. Questo spiega la distinzione tra le
malattie puramente genetiche rare, talvolta chiamate mendeliane
o monogeniche, la cui apparizione può essere
predetta nel momento in cui si conosce il gene
responsabile o perfino la sua sola localizzazione – e
le malattie comuni, la cui origine è multifattoriale e
per le quali la presenza di un fattore di
predisposizione in un individuo non comporta
necessariamente la comparsa della malattia. Le malattie
puramente genetiche sono rare, anche se sono numerose:
oggi conosciamo circa un migliaio di geni responsabili
della loro comparsa, mentre al contrario conosciamo
pochi geni che predispongono alle malattie comuni. Anche
le malattia comuni hanno una componente genetica, e i
loro fattori di predisposizione potranno in futuro
essere scoperti più facilmente grazie alle conoscenze
acquisite con lo Human Genome Project, il
progetto mondiale di sequenziazione del genoma umano. Le
malattie genetiche si dividono in quattro categorie:
-
le malattie cromosomiche coinvolgono la
mancanza o la presenza in eccesso di un cromosoma, o
la presenza di un cromosoma nel quale sono presenti
lesioni osservabili al microscopio;
-
le malattie monogeniche sono
determinate invece da un solo gene mutante, e
vengono trasmesse con un meccanismo ereditario di
tipo mendeliano;
-
le malattie multifattoriali sono il
prodotto dell'interazione di molti geni e di molti
fattori ambientali, e la loro trasmissione
ereditaria è molto complessa;
-
le malattie legate a eredità
mitocondiale sono prodotte dall'alterazione del DNA
mitocondriale che si trasmette solo in linea
femminile
|
| Malattia
(genetica) cromosomica |
Questo termine
si riferisce alle alterazioni nel numero dei cromosomi,
ma anche alle alterazioni strutturali dei cromosomi (delezioni,
inserzioni, translazioni, ecc.) visibili al microscopio.
Le prime sono causate da errori che si verificano nella
divisione cellulare, le seconde da errori e rotture
nella ricombinazione dei cromosomi. Presenti in almeno
il 7.5% dei concepimenti, le anomalie cromosomiche hanno
poche conseguenze sulla discendenza (anomalie
cromosomiche presenti nei feti nati vivi = 0.6%) poiché
quasi sempre danno origine ad aborto spontaneo. Al
contrario, le anomalie numeriche dei cromosomi sessuali,
a eccezione di YO che non è vitale, sono ben tollerate,
anche se diminuiscono o aboliscono la fertilità. Tra le
malattie provocate dall’alterazione del numero dei
cromosomi sessuali troviamo:
,
sindrome di Klinefelter, 1 caso ogni 1000 nati, con
influenza dell’età materna ma non di quella paterna.
Il meccanismo che provoca la patologia è la non
disgiunzione
cariotipo 45,X , sindrome di Turner, 1
nato vivo ogni 2500-10000 nascite. E’ letale ed è
il più frequente negli aborti spontanei, anche se i
sopravvissuti presentano anomalie relativamente lievi
cariotipo 47,XYY, 1 caso ogni 1000 nati.
Il meccanismo che provoca la patologia è la
duplicazione
cariotipi 47,XXX
(1 caso ogni 1000
nati) – 48,XXXX (raro) – 49,XXXXX
(raro). Il cariotipo 47,XXX di solito non dà luogo ad
alcuna manifestazione (cioè è fenotipicamente
silente), ma aumenta leggermente il rischio di ritardo
mentale e quello ipotetico di discendenza con
cariotipo 47,XXY o 47,XXX. Il cariotipo 48,XXX è
caratterizzato da un ritardo mentale più o meno
grave. Il cariotipo 49,XXXXX è caratterizzato sia da
ritardo mentale, sia da anomalie fisiche
|
| Malattia
(genetica) legata a eredità microcondiale |
Le malattie
legate a eredità mitocondriale sono malattie
progressive che interessano i muscoli, compreso il
cuore, e il sistema nervoso centrale. I geni del
mitocondrio derivano esclusivamente dalla madre, e
sebbene tutti i figli maschi e femmine di una madre
malata possono sviluppare la malattia, solo le femmine
la possono trasmettere, e un maschio malato avrà figli
sani. Poiché questo tipo di mutazione patologica
coinvolge in genere solo una parte del patrimonio
genetico di una cellula, in esso coesisteranno molecole
mutate e molecole normali: la manifestazione della
malattia è perciò condizionata dal rapporto tra
mitocondri sani e mitocondri malati. Il meccanismo che
provoca la patologia è una mutazione puntiforme o una
delezione |
| Malattia
(genetica) monogenica |
Le malattie
monogeniche. L’ereditarietà di queste malattie segue
le leggi di Mendel, ed è di tre tipi: autosomica
dominante, autosomica recessiva, e legata
al sesso, in particolare al cromosoma X. Il termine dominante
o recessivo è usato più che altro in senso
quantitativo perché si riferisce all’entità della
carenza del prodotto genico necessario a produrre lo
stato di malattia, o in altre parole i geni non sono né
dominanti, né recessivi, ma l'effetto che determinano
può venire definito così. Le malattie monogeniche sono
rare ma molto diffuse, tanto che causano circa il 5% di
tutti i ricoveri ospedalieri. Si dice dominante
una mutazione che si manifesta quando il gene mutato è
presente su un solo cromosoma; è recessiva la
mutazione che si manifesta quando il gene mutato è
presente su entrambi i cromosomi, ed è legata al
sesso la mutazione di un gene presente sul cromosoma
sessuale X. L’espressione di una mutazione genica che
si traduce in una malattia conclamata è influenzata
anche da fattori che prescindono dal tipo di
ereditarietà, dato che elementi ambientali, endocrini
(ormonali), genetici o legati all’età possono
influenzarne la manifestazione.
-
le malattie autosomiche dominanti
colpiscono maschi e femmine, e le probabilità di
trasmissione dell’allele patologico sono del 50%.
Ogni soggetto malato ha un genitore malato, vi può
essere trasmissione da padre a figlio maschio, e i
figli non affetti non sono portatori sani
-
le malattie autosomiche recessive
colpiscono maschi e femmine, si manifestano a
partire dall’infanzia, e il soggetto affetto ha in
genere un genitore sano. Probabilità di
trasmissione: 25% di individui malati, 50% di
portatori sani, 25% di individui sani
-
da non confondersi con quelle
influenzate dal sesso, nelle malattie legate al
sesso i geni responsabili sono sul cromosoma X,
perciò il rischio di contrarre la malattia come
anche la sua gravità e trasmissibilità sono
diverse nei due sessi. Nel maschio, che possiede un
solo cromosoma X, l’espressione della malattia è
completa
-
tra le malattie legate al sesso
recessive troviamo l’ emofilia
A,
il diabete insipido e nefrogeno, la distrofia di
Duchenne , la femminizzazione testicolare, e il
daltonismo. Probabilità di trasmissione: 50% femmine
sane, 50% femmine portatrici sane; 50% maschio sano,
50% maschio malato. L e malattie legate al sesso
dominanti sono meno gravi nelle femmine ma possono
essere addirittura letali nei maschi. Tra queste rare
patologie troviamo l’ipoplasia focale dermica e il
rachitismo vitamina-D resistente. Probabilità di
trasmissione: 100% femmine malate, 50% maschio malato,
50% maschio sano
|
| Malattie
a trasmissione sessuale (o sessualmente trasmissibili) |
Malattie
veneree (malattie infettive) trasmesse attraverso il
rapporto sessuale o per contatto sessuale in genere |
| Meiosi |
Divisione
cellulare che dà origine ai gameti (aploidi) come gli
spermatozoi |
| Microdelezione
dell'Y |
Assenza di
alcuni geni dal cromosoma Y (cromosoma maschile), più
frequente negli uomini con assenza di spermatozoi |
| Midollo
spinale |
Porzione
extracranica del sistema nervoso centrale |
| Mitosi |
Divisione
cellulare che genera due cellule figlie geneticamente
identiche, mantenendo costante il numero dei cromosomi |
| Monossido
di azoto (NO) |
Sostanza
coinvolta nel trasporto dell'ossigeno ai tessuti, nella
trasmissione degli impulsi nervosi e in altre attività
fisiologiche |
| Muscolo
(muscolatura) liscio |
Tessuto
muscolare che si contrae senza controllo conscio |
| Muscolo
pubococcigeo |
Muscolo che
collega il coccige al punto in cui il pene si inserisce
sull'osso del pube |
| Mutazione |
Una mutazione può avere luogo casualmente
in una singola cellula e trasmettersi da quel momento in
poi a tutte le cellule figlie di quella mutata (clone);
oppure può essere ereditata da uno dei genitori: questo
significa che la variazione genetica è presente sin
dalla nascita, e si ritrova in tutte le altre cellule
del corpo, ma che si manifesta solo in alcune
condizioni.
I geni sono disposti in ordine in 46
strutture, composte da 23 coppie, una materna e una
paterna, chiamate cromosomi. Ogni cellula contiene due
copie (alleli) di ogni gene, e noi ne ereditiamo una
copia da nostra madre, e una da nostro padre. I geni
sono composti da una sostanza chiamata DNA e sono
equivalenti al progetto costruttivo di una casa, che ne
contiene tutti i dettagli. Se in una delle due copie di
un gene interviene una variazione anomala chiamata
mutazione, questa impedisce al gene di funzionare
correttamente, provocando un danno nella produzione
della sostanza che questo gene comanda. Se questo
avviene quando si sta formando un nuovo individuo, si ha
la mutazione in tutte le cellule della persona, se
invece avviene durante la produzione di cellule dei
tessuti del corpo durante la vita si può avere un’incontrollabile
divisione cellulare, che associata ad altri fattori può
spingere la cellula a trasformarsi, dopo molti anni, in
un tumore.
In genere durante la fecondazione viene trasmessa al DNA
della discendenza l’informazione genetica esatta di
entrambi i genitori, tuttavia è possibile che l’informazione
muti, e che la mutazione modifichi la sequenza genetica
alterando inevitabilmente il fenotipo di un organismo.
La mutazione è un’alterazione stabile ed ereditaria
del DNA, che può produrre un’alterazione di un tratto
di DNA più o meno ampio, come una delezione o una
translocazione, oppure può essere costituita dall’alterazione
di una o di poche basi (nucleotidi) – si parla in
questo caso di mutazioni puntiformi. Spesso
queste mutazioni sono dovute alla sostituzione di una
base con un’altra, e questa sostituzione può cambiare
il senso del codice genetico. Sono due i meccanismi per
i quali la mutazione può produrre il fenomeno
patologico:
- alterando
strutturalmente una proteina con formazione di un
prodotto anomalo, e manifestandosi come: carenza del
prodotto normale – loss of function;
interferendo con il prodotto anomalo nella
funzionalità di quello normale – dominant
negative; facendo acquisire al prodotto alterato
una funzione diversa – gain of function
riducendo o abolendo la formazione di una proteina,
come si verifica quando vengono coinvolte sia zone
del gene strutturale, sia (più raramente) le zone
di DNA che ne regolano la funzione
Per essere
più chiari, si distinguono due classi di mutazioni: le
mutazioni di grandi dimensioni come le delezioni, le
inserzioni, le duplicazioni, le inversioni e le
espansioni di triplette; e le mutazioni puntiformi:
missense, nonsense, frameshift, splicing, regulatory e
silent, delle quali per ora non ci occuperemo. L’espressione
del fenomeno patologico è determinata soprattutto dal
tipo di proteina coinvolta nel processo mutazionale, e
mutazioni diverse possono produrre effetti simili o
identici quando compromettono la funzionalità di una
stessa proteina o di diverse proteine coinvolte nello
stesso sistema biologico. Un esempio tristemente noto di
grosso danno del DNA è la non disgiunzione, che
ha luogo durante la meiosi quando in uno o più gameti
(ovuli e spermatozoi) le coppie di cromosomi non si
separano, producendo alcuni gameti che contengono un
cromosoma in più, e altri che ne contengono uno in
meno. Se la non disgiunzione ha luogo nel cromosoma 21
di un ovulo umano il risultato sarà la trisomia 21,
meglio nota con il nome di sindrome di Down. In
questo caso il mutante possiede 47 cromosomi invece di
46, e la copia del cromosoma in più rispetto al normale
è presente proprio nel cromosoma 21, al quale la
sindrome deve il nome
|
| Mutazione
cromosomica |
La struttura
fondamentale di un cromosoma è soggetta a mutazione,
che avrà luogo più probabilmente durante l’incrocio
allo stadio della meiosi. Come vedremo, la struttura di
un cromosoma può cambiare in molti modi che
modificheranno negativamente il genotipo e il fenotipo
di un organismo. Tuttavia, se la mutazione del cromosoma
riguarda una parte grande o essenziale del DNA, è
possibile che la discendenza sia abortita prima della
nascita. Le mutazioni che illustriamo sono quelle che
implicano lo spostamento di interi geni: delezione dei
geni
come indica il termine stesso, in questo caso i geni di
un cromosoma sono persi per sempre perché sono separati
dal centromero. I geni non attaccati al centromero si
staccano e sono irrimediabilmente persi, e ai nuovi
cromosomi mancano alcuni geni che potrebbero rivelarsi
fatali in funzione della loro importanza
-
duplicazione dei geni
in questa mutazione i geni mutanti compaiono nello
stesso cromosoma due volte (duplicazione). Questo
tipo di mutazione può essere vantaggioso perché
non provoca la perdita o l'alterazione di alcuna
informazione genetica, e anzi consente di
"guadagnare" nuovi geni. I geni del
cromosoma omologo vengono copiati e inseriti nella
sequenza genetica, e i nuovi cromosomi possiedono
tutti i propri geni iniziali più uno duplicato, in
genere innocuo
-
inversione dei geni
in questo caso viene invertito un particolare ordine
di geni. Il collegamento tra i geni e la loro
sequenza viene rovesciato, e la nuova sequenza
potrebbe non essere adatta a produrre un organismo,
in funzione del tipo di geni che è stato invertito.
Da questo genere di mutazione è possibile trarre
caratteri vantaggiosi
-
traslocazione dei geni
ha luogo dove l’informazione di due cromosomi
omologhi si rompe e si lega all’altra. Normalmente
questa mutazione è letale
|
| Mutazione
della sequenza di nucleotidi del DNA |
Così come
possono avvenire mutazioni a livello dei cromosomi,
anche le sequenze di nucleotidi del DNA sono
suscettibili di mutazione:
-
delezione: alcuni nucleotidi vengono
eliminati, compromettendo il codice per le proteine
che usano questa sequenza di DNA. Se per esempio un
gene codificato per l’alanina con una sequenza
C-G-G e il nucleotide citosina venissero eliminati,
non si potrebbe più produrre l’aminoacido alanina,
così come gli altri aminoacidi codificati da questa
sequenza di DNA, perché ogni nucleotide successivo
a quello eliminato sarebbe nella posizione sbagliata
-
inserzione:
l’effetto è simile a quello della delezione: un
nucleotide viene inserito in una sequenza genetica e
quindi altera tutta la catena successivainserzione: l’effetto
è simile a quello della delezione: un nucleotide
viene inserito in una sequenza genetica e quindi
altera tutta la catena successiva
inversione:
si ha quando si inverte una certa sequenza di
nucleotidi, e non è pericolosa come le altre
mutazioni perché i nucleotidi invertiti di ordine
compromettono solo una piccola parte della sequenza
sostituzione:
un dato nucleotide viene sostituito con un altro, che
influenzerà gli aminoacidi che devono venire
sintetizzati dalla sequenza. Se il gene è essenziale,
per esempio codifica per l’emoglobina, le
conseguenze sono serie e l’organismo è in pericolo
Tutte le
mutazioni genetiche che abbiamo considerato hanno
impatti più o meno negativi e sono indesiderabili,
tuttavia in alcune circostanze e per caso possono essere
vantaggiose. Le mutazioni aumentano la diversità
genetica e quindi svolgono un ruolo benefico
fondamentale, anche se rappresentano la ragione per la
quale molte persone ereditano le malattie
|
| Nervo
pudendo |
Struttura
nervosa che innerva i genitali esterni, perineo e retto,
ed è il responsabile della sensibilità di queste are
|
| Neurologico |
Relativo al
sistema nervoso
|
| Neuropatia
diabetica |
Malattia del
sistema nervoso associata al diabete
|
| Neurotrasmettitore |
Sostanza
chimica rilasciata all'estremità delle fibre nervose.
Trasmette un ordine fisiologico a un recettore situato
sull'organo-bersaglio
|
| Neurotomia |
Sezione
chirurgica di alcuni fasci di fibre nervose situati nel
solco del glande. Si pratica per ridurre la sensibilità
del glande
|
| Normospermia |
Condizione
normale del liquido seminale
|
| Nucleo |
Struttura della
cellula che contiene il DNA
|
Oligoastenoterato-
zoospermia |
Diminuzione di
numero, di motilità, e anomalie di forma a carico degli
spermatozoi
|
Oligoasteno-
zoospermia |
Diminuzione del
numero di spermatozoi con anche una motilità ridotta
|
| Oligozoospermia |
Bassa
concentrazione degli spermatozoi nel liquido seminale
|
| Orchite |
Infezione/infiammazione
acuta o cronica di uno o di entrambi i testicoli
|
| Ormoni |
Secrezioni
delle ghiandole endocrine che vengono trasmesse dal
sangue a tessuti od organi-bersaglio sui quali
esercitano effetti specifici
|
| Osteoporosi |
Malattia
caratterizzata dalla perdita di tessuto osseo causata
dalla carenza di calcio
|
| Ovocita |
Uovo prodotto
dall'ovaio prima della fecondazione
|
| Parafimosi |
Patologia che
impedisce di rimettere in posizione normale il prepuzio
una volta retratto dal glande
|
| Pene |
Organo sessuale
maschile
|
| Penoscopia |
Metodo
diagnostico non invasivo per la valutazione di fenomeni
patologici della cute e delle mucose dell'area genitale
|
| Perineo |
Area anatomica
che va ai testicoli all’ano
|
| Placca |
Formazione
fibrosa che si presenta sulla linea mediana del pene
nella fase stabilizzata della Induratio Penis Plastica
|
| Polipoidia |
Negli esseri umani sono creature diploidi,
cioé per ogni cromosoma del nostro corpo ne esiste un
altro corrispondente:
> sono aploidi gli organismi che
contengono un solo esemplare di ciascun cromosoma
> sono diploidi gli organismi che contengono due
copie di ciascun cromosoma
> sono triploidi gli organismi che contengono tre
copie di ciascun cromosoma
> sono poliploidi gli organismi che contengono tre o
più copie di ciascun cromosoma
La rappresentazione di questa condizione avviene con la
lettera dell’alfabeto "n", dove n=aploide,
2n=diploide, ecc. Le specie, in particolare le piante,
sono in grado di produrre una discendenza che possiede
più cromosomi dei genitori; questo può essere il
risultato di una non disgiunzione, per la quale genitori
diploidi produrrebbero una progenie diploide ma a causa
della non disgiunzione la producono poliploide. Nel caso
dei triploidi, anche se la creazione di particolari
triploidi nella specie è possibile, questi non sono in
grado di riprodursi per l’impossibilità di accoppiare
cromosomi omologhi durante la meiosi, che perciò non
darà luogo alla formazione di gameti. La poliploidia è
responsabile della creazione di centinaia di specie
presenti oggi sulla Terra, e continuerà a farlo; essa
è inoltre responsabile dell’aumentata diversità
genetica e della produzione di specie che manifestano un
aumento in dimensione, vigore e resistenza alla malattia
|
| Postectomia |
Sezione
chirurgica parziale del prepuzio che si pratica per
curare una fimosi
|
| Prepuzio |
Lembo di pelle
scorrevole che ricopre il glande. L'impossibilità di
questo scorrimento è una patologia (fimosi)
|
| Priapismo |
Erezione
patologica, spontanea o provocata, prolungata e spesso
dolorosa, che si protrae a lungo danneggiando il tessuto
erettile
|
| Prolattina |
Ormone secreto
dall'ipofisi
|
| Prostaglandine |
Sostanze
vasodilatatrici prodotte dall'organismo
|
| Prostatectomia
totale |
Ablazione
chirurgica completa della prostata a causa di un cancro
localizzato
|
| Prostata |
Ghiandola
maschile che produce la parte liquida del seme
|
| Psicogeno |
Di origine
psicologica
|
| Recurvatuum
Penis |
Malformazione
congenita che conferisce al pene un incurvamento
patologico
|
| Regione
perineale |
Area anatomica
che va ai testicoli all’ano
|
| Replicazione
del DNA |
La maggior
parte delle cellule non vive per sempre e proprio per
questo deve trasmettere le proprie informazioni alle
nuove cellule; per farlo, deve essere in grado di
replicare (copiare) il DNA che contiene per trasmetterlo
alla propria discendenza. Inoltre i frammenti di DNA (i
geni) devono venire replicati perché codifichino per
particolari funzioni corporee necessarie per la
sopravvivenza. E’ indispensabile che la replicazione
sia esatta, e perché ciò avvenga devono essere
disponibili:
> il DNA esistente, che agisce come la matrice
originale
> un insieme di nucleotidi appropriati e liberamente
fluttuanti
> una scorta di enzimi idonei a stimolare la reazione
> l’ATP, o adenosina trifosfato, che fornisce l’energia
per la reazione
Durante la replicazione la struttura a doppia elica si
srotola, rendendo esposto ogni singolo segmento di DNA;
quando si srotolano, i nucleotidi in sequenza vengono
esposti, e i nucleotidi liberamente fluttuanti si
possono accoppiare con loro secondo la regola
strettissima che già conosciamo. Dopo l’"accoppiamento",
tutti i nucleotidi si ri-arrotolano e ricostituiscono la
doppia elica, e poiché nella replicazione sono
coinvolti due segmenti di DNA, la prima doppia elica
risultante dalla replicazione produrrà due copie di se
stessa per ciascun segmento. Il DNA replicato è
considerato semi-conservativo perché possiede il
50% del materiale genetico originale, cioè è formato
dal DNA originale + il DNA replicato. Le due nuove copie
hanno lo stesso DNA contenuto nella prima. Questa
particolare caratteristica consente la trasmissione dell’informazione
genetica da una cellula all’altra, e dai genitori alla
loro discendenza. In termini ancora più semplici,
potremmo dire che poiché nella replicazione solo la
timina e l’adenina, e solo la guanina e la citosina
possono rispettivamente accoppiarsi tra di loro.
Ciascuna delle due nuove copie di DNA è quindi formata
al 50% dal materiale originale, e al 50% da quello
replicato. Poiché la replicazione del DNA avviene su
6.000.000.000 di basi per innumerevoli accoppiamenti, la
probabilità che in due organismi distinti la sequenza
degli accoppiamenti si verifichi in modo identico è
infinitamente piccola sotto il profilo statistico,
perciò si ritiene che non esistono due organismi con lo
stesso identico DNA
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| Riproduzione
(fecondazione) assistita |
Quando la
fecondazione non avviene naturalmente ma è aiutata da
un intervento esterno
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| Rischio |
La probabilità
o la possibilità che qualcosa possa o meno accadere
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| Rischio
assoluto |
Il rischio
assoluto è riferito alla probabilità numerica attuale
di sviluppare una data malattia, per esempio il cancro,
durante uno specifico periodo di tempo: durante l’anno,
entro i prossimi cinque anni, a 50 anni, a 70, oppure
durante il corso della vita. Un tipo di rischio assoluto
è rappresentato dal rischio a vita, cioè dalla
probabilità che durante l’arco dell’intera vita un
individuo sviluppi una determinata malattia. Per
esempio, per un maschio americano il rischio assoluto di
sviluppare un cancro della prostata durante l’arco
della vita è del 18%, ovvero durante la loro vita 18
maschi americani su 100 svilupperanno un cancro della
prostata. Il rischio soggettivo di malattia ha a che
vedere con molti altri fattori, per esempio l’età: se
il rischio a vita che una donna sviluppi un cancro
colorettale è leggermente inferiore al 6%, cioè circa
556 casi ogni 10.000 donne, il rischio che una donna
sviluppi un cancro colorettale prima dei quarant’anni
è dello 0.6%, cioè riguarda solo 6 casi ogni 10.000
donne. Concludendo, il rischio a vita non riguarda il
rischio che qualcosa succeda proprio adesso o proprio
tra un anno, ma esprime piuttosto la probabilità che
qualcosa avvenga durante il corso dell’intera
esistenza. Il rischio a vita è una stima delle
probabilità che qualcosa avvenga, ma nulla garantisce
che questo "qualcosa" riguardi specificamente
un dato soggetto
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| Rischio
a vita |
Termine che
descrive il rischio di un individuo di contrarre una
malattia durante l'arco dell'intera vita. Spesso viene
descritto come la probabilità di sviluppare e/o morire
di tumore. Le statistiche mediche dei paesi più
avanzati pubblicano annualmente il rischio della
popolazione generale di sviluppare e/o morire dei più
diffusi tipi di tumore
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| Rischio
cardiovascolare |
Quantificazione
delle probabilità di malattia a carico del cuore o dei
vasi sanguigni in base alla presenza di certi fattori di
rischio
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| Rischio
genetico |
Termine
impiegato per descrivere la probabilità che in una
persona si manifesti una mutazione genetica che aumenta
il suo rischio di sviluppare malattie come il cancro
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| Rischio
relativo |
Il rischio
relativo esprime un confronto o un rapporto piuttosto
che un valore assoluto, ossia mostra la consistenza
della relazione tra un fattore di rischio e un
particolare tipo di malattia confrontando il numero di
ricorrenze di quella malattia in un gruppo di persone
con una particolare predisposizione (o tratto o
caratteristica), a un gruppo di persone che ne sono
prive. Per esempio, il rischio relativo è utile per
confrontare il rischio di cancro del polmone tra i
fumatori con un gruppo simile di persone che non fumano.
In questo caso, il rischio relativo può essere espresso
come "il rischio di tumore dei polmoni nei maschi
che fumano è 20 volte maggiore rispetto a quello dei
maschi non fumatori"; ciò significa che il rischio
relativo di cancro dei polmoni nei maschi fumatori è
20. Il rischio relativo può anche essere espresso come
percentuale, per esempio: il rischio di cancro dei
polmoni nei maschi fumatori è del 1.9% più elevato di
quello dei maschi non fumatori. Si osservi che quando si
parla di rischio relativo, non esiste un limite
superiore per l’aumento percentuale del rischio,
perciò "100%" non esprime il rischio più
elevato possibile. Attenzione: il rischio sembra
maggiore quando è espresso in termini di rischio
relativo: un aumento del 100% del rischio può sembrare
un’enormità, ma se il rischio iniziava con un valore
di 1 ogni 100 persone, il rischio è solo aumentato a 2
ogni 100 persone.
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| Scroto |
Sacca cutanea
esterna che contiene i testicoli, agisce come
termoregolatore a protezione degli spermatozoi
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| Secreto |
Prodotto della
secrezione di una ghiandola
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| Selezione
naturale |
Nel XIX
secolo Charles Darwin, un biologo inglese, sviluppò una
teoria che contraddiceva quelle correnti sulla creazione
dell’uomo, e sosteneva che tutte le specie sono
derivate da ascendenze comuni attraverso un processo
chiamato selezione naturale. La selezione naturale è
considerata il più importante fattore causale della
diversità delle specie e dei loro genomi.
La teoria
della selezione naturale
> il primo obiettivo di qualsiasi specie è
rappresentato dalla sopravvivenza e dalla riproduzione,
che consente di trasmettere le informazioni della specie
tra le generazioni. Le specie impegnate in questo
compito tendono a produrre più discendenza di quella
che l’ambiente è in grado di sopportare
> la mancanza di risorse per nutrire i nuovi nati
produce una pressione sulla dimensione della popolazione
di quella specie, aumentando conseguentemente la
competizione tra gli individui, e fatalmente, alcuni
organismi non sopravivranno
> gli
organismi soccombono nella competizione in modo non
casuale, perché alcuni organismi sono più adatti all’ambiente
e perciò hanno maggiori probabilità di sopravvivenza
> la
famosa espressione survival of the fittest sta a
significare che in tempi duri è più probabile che
sopravvivano, all’interno di una specie, gli individui
più sani e forti, in breve i più adatti all’ambiente
> gli organismi più adatti e meglio adattati all’ambiente
mostrano caratteristiche desiderabili, che non sono
altro che l’espressione di un genoma già in origine
più adatto all’ambiente
>
osservando l’"eliminazione" degli organismi
meno adatti e la sopravvivenza dei più adatti, Darwin
dedusse che nel tempo gli organismi si erano adattati in
un modo che favoriva in una specie le caratteristiche
desiderabili, e che gli individui che ne erano portatori
sopravvivevano per tramandarle
Se la stessa
specie si fosse spostata in un ambiente diverso, le
caratteristiche favorevoli sarebbero state diverse, e
perciò Darwin concluse che gli organismi si erano
evoluti per adattarsi all’ambiente e occupare una
nicchia ecologica nella quale erano attrezzati meglio
per fronteggiare le condizioni ambientali, o in altre
parole, nella quale avevano maggiori probabilità di
sopravvivere. Questo significa, per ricondurre la teoria
a termini genetici, che gli alleli favoriti nell’ambiente
diventeranno più frequenti nel genoma di una specie a
causa delle più alte probabilità di sopravvivenza
degli organismi intesi come parte di una specie in senso
ampio
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| Seme |
Liquido
potenzialmente fecondante emesso dal pene, composto da
spermatozoi e da secreti di epididimo, vescicole
seminali e prostata
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| Serotonina |
Neurotrasmettiitore
coinvolto nel controllo del dolore, del ciclo
sonno-veglia e dell'umore
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| Sindrome
di Klinefelter |
Presenza di un
cromosoma X in più nella coppia di cromosomi sessuali
nell'uomo, che quindi innalza a 47 il numero complessivo
di cromosomi
|
| Sindrome
metabolica |
Insieme di
fattori di rischio metabolici e cardiovascolari:
ipertensione, iperglicemia, ipercolesterolemia, presenza
di grasso viscerale
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| Sintesi |
Formazione di
un composto chimico attraverso la combinazioe di
elementi o composti più semplici
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| Sistema
immunitario |
Rete di
cellule, molecole e organi che collaborano per difendere
l'organismo contro le entità estranee che rischiano di
causare malattie
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| Sistema
nervoso autonomo |
Sezione del
sistema nervoso che controlla le azioni involontarie dei
muscoli lisci, del cuore e delle ghiandole
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| Sistema
nervoso centrale |
Porzione del
sistema nervoso dei vertebrati costituita dal cervello e
dal midollo spinale
|
| Sistema
nervoso parasimpatico |
Parte del
sistema nervoso autonomo che inibisce o si oppone gli
effetti fisiologici indotti dal sistema nervoso impatico
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| Sistema
nervoso simpatico |
Parte del
sistema nervoso autonomo che inibisce o oppone gli
effetti fisiologici indotti dal sistema nervoso
parasimpatico
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| Solco
balano-prepuziale |
Regione
anatomica posta al di sotto della corona del glande
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| Spermatogenesi |
Produzione di
spermatozoi da parte degli organi preposti
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| Spermatozoi |
Cellule
fecondanti maschili, ricche di proteine, prodotte dai
testicoli
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| Spermiocoltura |
Esame che
rileva la presenza di germi nel liquido seminale per
accertare se vi sono infezioni in atto
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| Spermiogramma |
Esame di
laboratorio del liquido seminale per valutare quantità
e qualità degli spermatozoi e di altri elementi del
liquido seminale
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| Stasi
venosa |
Arresto del
normale flusso di una sostanza dell'organismo o del
sangue attraverso un'arteria
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| Stenosi |
Restringimento
patologico, congenito o acquisito, di un orifizio o di
un condotto anatomico
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| Substenosi |
Riduzione
parziale di calibro (lume) di una struttura cilindrica,
come ad esempio una arteria o un'ansa intestinale
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| Tampone
uretrale |
Metodica
diagnostica per la diagnosi delle infezioni delle vie
urinarie inferiori (uretra)
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| Teratozoospermia |
Elevata
presenza di forme anomale degli spermatozoi
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| Test
genetico |
I test per la
valutazione della suscettibilità genetica consentono
l'individuazione di genotipi che non sono di per se
stessi causa di malattia, ma comportano un rischio di
sviluppare una determinata patologia in seguito
all'esposizione a fattori ambientali favorenti, o alla
presenza di altri fattori genici scatenanti. Al primo
gruppo appartengono il deficit di glucosio-6-fosfato
deidrogenasi, che predispone a crisi di emolisi acuta in
seguito, per esempio, all'assunzione di alcuni farmaci,
o il decifit di alfa1-antitripsina che, associato al
fumo, predispone all'enfisema polmonare giovanile. Al
secondo gruppo appartengono malattie come
l'ipertensione, il diabete, l'ictus e i cosiddetti
tumori familiari anche se, in realtà, una percentuale
molto piccola di tumori è dovuta alla mutazione dei
singoli geni. Un punto critico è quindi la valutazione
del valore predittivo del test utilizzato. Il test per
l'identificazione degli eterozigoti è utile per
prevenire la nascita di omozigoti nel caso di malattie
autosomiche recessive molto diffuse, come la talassemia.
Infine ci sono le indagini medico-legali che si basano
sull'individuazione delle regioni polimorfe del genoma,
ovvero delle variazioni individuali. Attraverso
l'individuazione, tecnicamente abbastanza semplice, di
marcatori utili a riconoscere queste regioni, si può
accertare la paternità o attribuire tracce biologiche a
determinati individui con un grado di probabilità molto
elevato. In breve: Analisi a scopo clinico di DNA, RNA,
cromosomi, proteine, metaboliti o altri prodotti genici,
fatta per evidenziare genotipi, mutazioni, fenotipi o
cariotipi correlati o meno con patologie ereditabili
umane. Questa definizione include gli screening
prenatali, neonatali e dei portatori, nonché i test
sulle famiglie a rischio. I risultati di queste indagini
si possono applicare alla diagnosi ed alla prognosi di
malattie ereditarie, alla predizione del rischio -
malattia, all'identificazione dei portatori sani, alle
correlazioni fenotipo - genotipo
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| Testicoli |
Ghiandole
sessuali dell'apparato riproduttivo maschile che
producono sperma e secernono ormoni androgeni
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| Torsione
testicolare |
Torsione del
funicolo spermatico che interrompe l'afflusso di sangue
al testicolo e alle strutture circostanti all'interno
dello scroto
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| Trigliceridi |
Frazione
dei grassi del sangue legata al metabolismo degli
zuccheri
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| Uretra |
Canale
che collega la vescica urinaria al meato urinario del
pene
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| Urinocoltura |
Esame
per la valutazione della presenza di microrganismi
nell'urina
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| Uroflussometria |
Esame
per misurare la quantità di urina emessa in una data
uunità di tempo e valutare la validità o
l'indebolimento del getto urinario
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| Valutazione
del rischio genetico |
Un
processo che comprende la raccolta della storia
familiare di un paziente e la valutazione del rischio
personale di sviluppare alcune patologie sulla base
della storia medica della famiglia. La valutazione può
includere test genetici
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| Varicocele |
Patologia
caratterizzata da dilazione varicosa delle vene che
drenano il sangue dal testicolo (plesso pampiniforme)
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| Vascolare |
Sinonimo
di gcircolatorioh
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| Vasectomia |
Intervento
chirurgico di legatura e sezione dei vasi deferenti
dell'uomo che impedisce il passaggio degli spermatozoi e
la fecondazione
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| Vasi
deferenti |
Canali
che connettono l'epididimo alla prostata
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| Vasoattivo
(farmaco) |
Agente
capace di indurre la contrazione o la dilatazione di un
vaso sanguigno
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| Vasocongestione |
Porzione
dell'uretra localizzata sotto la prostata dove durante
l'atto sessuale si raccoglie il liquido seminale prima
di venire eiaculato
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| Vasocostrizione |
Diminuzione
del diametro di un vaso sanguigno con conseguente
ridotto afflusso di sangue al tessuto da esso irrorato
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| Vasodilatazione |
Aumento
del diametro di un vaso sanguigno
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| Vena
(o vaso) |
Condotto
sanguigno che trasporta il sangue carico di scorie e
anidride carbonica verso il cuore per riossigenarlo
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| Veru
montanum |
Porzione
dell'uretra localizzata sotto la prostata dove durante
l'atto sessuale si raccoglie il liquido seminale prima
di venire eiaculato
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| Vescica |
Organo
dell'apparato urinario che ha la capacità di
trattenere le urine e di espellerle a comando
contraendosi
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| Vescicole
seminali |
Piccole
ghiandole poste vicino alla prostata, secernono un
liquido che costituisce circa il 70% dell'eiaculato
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| Vie
seminali |
Piccole
ghiandole poste vicino alla prostata, secernono un
liquido che costituisce circa il 70% dell'eiaculato
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| X-linked |
Trasmissione
ereditaria legata al cromosoma X
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